Mi sono incontrato in un commentario molto bello dello Shivasutra, in cui si approfondisce il tema della beatitudine.
Spesso si considerano certi stati di alterazione di coscienza la beatitudine stessa, ma non è così . Così come il piacere fisico, non è neppure questo la beatitudine, però si ne è connesso senza dubbio e la beatitudine può passare anche per questo. Così come si parla di sat-chit-ananda uniti, infinita coscienza e beatitudine, se riflettiamo bene ci rendiamo conto di come siano una sola cosa che esprime il cambio di prospettiva, l'identificazione con il sé che implica inglobare tutto. Ci si rende conto dei limiti delle facoltà cognitive, del conoscibile e si accetta tutto, anche l'inconoscibile. Tutto diventa espressione di noi stessi, meglio de sè, che è la nostra vera natura.
Ananda è accettare tutto per quello che è. Non è tanto un esercizio, è una conseguenza naturale delle cose e del essere. Sempre si immagina il santo meditando non curante di nulla. Si lo è, alcuni lo fanno, magari solo per poter realizzare qualcosa però non è tutto lì. Ananda è interesse per la vita, al suo estremo. È godere di tutto. È accettare che le cose vadano in una certa direzione, sentirlo, e in libertà pure decidere se seguire o no il flusso, però davvero liberi nella scelta: ne il dolore fisico ne le pressioni psicologiche ci incatenano alle nostre scelte. Si è aperti ad ogni possibilità, sempre.
La mia realizzazione non è perfetta, però credo siano così le 'verità' appiccicate a ananda. Ci sono molti falsi miti, si credo che il realizzato non goda per le privazioni, ma le privazioni sono solo mezzi. Giudichiamo troppo spesso senza neanche cercare di comprendere, solo cercando di dimostrare che la nostra visione delle cose sia la corretta, la giusta, ma spesso fà buchi da tutti i lati perché è parziale, e il peggio è che neppure ce ne rendiamo conto. Vedo gente sempre solo piena di odio e stressata. È davvero la vita che un essere umano merita? Si però se avessi più soldi... altri mito a volte. Avresti altri problemi. Magari un figlio viziato che non ti apprezza e tira nel cesso i tuoi soldi, una moglie che ama il tuo conto in banca, e te con psicofarmaci depresso vedendo quale segretaria puoi portarti a letto per dare un senso alla tua vita. Siamo bravi a giustificarci tutto, è il potere di shaky ;) Iniziamo almeno a usarlo bene. Sarebbe meglio non vendersi proprio e giungere fino al sè nella sua pienezza, ma almeno vendiamoci bene hahahaha! Scherzi a parte, lo ripeto, per comprendere le cose dobbiamo toglierci tutti i pregiudizi e viverle appieno, solo così si è parte del tutto, forse il tutto stesso. Vivere l'ora il presente, essere totalmente qui. Fantasia, visualizzazioni, sono strumenti utili, ma solo se ben utilizzati. Certo che la realizzazione persona passa anche per mantenere gli impegni presi nella vita. La rinuncia non è rinuncia al piacere, forse a quello grossolano, ma è anche rinuncia allo sfuggire il dolore. Sempre insistiamo con una visione duale delle cose, perché ci appoggiamo solo sulla parte logica analitica, ma spesso non pura (intendo non neutrale, relativa). Vedete come più uno argomenta più qualcosa si chiarisce però altri perché e argomentazioni si avvicinano. È la mente, funziona così. È giusto funzioni così e pure serve, però non è tutto noi stessi. Se accetta il suo ruolo e si unifica a qualcosa di più vasto, sicuramente la beatitudine si manifesterebbe con più costanza (in fondo è uno stato naturale del essere).
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