sabato 19 luglio 2014

Ma quanti culti!!! ...

In questi giorni, anche per una questione famigliare, mi sono trovato ad affrontare la varietà dei culti, in particolari le varie chiese cristiane. Ce ne sono davvero per tutti i gusti, così come per carità, accade in altri culti non cristiani, dalla new age, wicca, a religioni che si collegano all'induismo, etc etc
I grandi dilemmi che vedo nel tema sono: quando un gruppo diventa una setta? Quando il fervore religioso è solo fanatismo? E nel caso specifico delle chiese cristiane, ma la cosa è estendibile ad altri tipi di culti, quale è dunque la corretta intepretazione del tal verso della Bibbia.

Sono questioni che parrebbero di poco conto, in cui per mio modo di vedere un po' di buon senso e tolleranza non creerebbe tutte queste divisioni: ma non è affatto così. Sarà perchè in gioco c'è la salvezza, la fede e la battaglia stessa per convertire e portare luce, amore, ma anche la sopravvivenza di una comunità con i suoi costumi, usanze, idee, identità; sarà anche per questioni psicologiche dei fondatori e degli appartenenti di un culto, ma anche a ciò che il culto ti da, ciò che compensa in te (appartenenza a qualcosa di importante, essere dal lato giusto, sentirsi gratificati, realizzati, ma a volte anche persi nella folle corsa verso la salvezza). Alcune chiese portano ad allontarsi sempre più dai propri ruoli sociali, a volte pure civili, per il servizio al divino. Altre considerano l'importanza dell'aspetto sociale, e non tutte puntano alla conversione al proprio culto (mentre per altre esiste un muro tra chi è dentro e chi non lo è, anche se a volte lo si nega, ma nella evidenza dei fatti si vede.. [è tendere al settarismo {ma senza dubbio potrebbe non improtare a chi appartiene alla tale setta, il problema sorge però per i famigliari se non aderiscono al culto o se poi decidono di lasciarlo}]).
Mi rendo conto della complessità del tema, come sempre scrivo solo qualche considerazione toccando solo alcuni punti. Molti culti puntano sul aspetto carismatico. Questo aspetto a mio vedere, spesso vince, specie su certi estratti culturali, ma anche su certe situazioni di vita ed aggiungo che in fondo è anche una tendenza naturale... andare verso ciò che sentiamo che per qualche motivo ci attrae e ci fa sentire bene, che ci fa sperimentare cose, anche potere, forza, benessere. In se la cosa non è neppure malsana, ma il punto è la struttura dove siamo a cosa ci porterà (accetteremo in toto la realtà in ogni sua sfumatura o ci trasferiremo in un'altro piano?). Il fattore soldi pare sembra essere alla base di certi culti. La materialità è male, devi rinunciare e donarla per il culto; in realtà, in certi casi, è di appartenenza di dio e se non lo fai, sarai punito, senza alcuna pietà. In cambio si ricevono tutti i doni spirituali che il culto promette... dal potere fare miracoli, parlare lingue straniere. etc etc. Ciò non vale per tutte le chiese, ma personalmente tutto ciò crea un confusione tremenda sulla Bibbia e davvero non ci si capisce più nulla, se poi a ciò si uniscono nuovi profeti e rivelazioni, la parola di Dio diventa un caos tremendo. Appare un Dio attaccato al denaro (e mi pare follia, che se ne fa dei soldi Dio?), violento e vendicatico, permaloso, geloso, possessivo, ed in certi casi un Dio che punisce con malattia e deformità fisiche e si arriva al punto di accusare il fedele di non credere se non guarisce (in certe comunità è messo in secondo piano, non può per esempio predicare come gli altri). Vedo quindi una certa teatralità di culto, che si basa sul sensazionalismo, tra riti di guarigione di gruppo, esorcismi, e gente invasata dallo spirito santo che parla lingue sconoscite e si dibatte al suolo contorcendosi... Senza dubbio le varie riunioni di fede sono molto coinvolgenti, e con metodo variegati, ma vedo che sono interpretazioni di qualcosa. Secondo me cosa davvero si intendesse nella bibbia di certe cose non è facile scoprirlo, dipende pure dalle traduzioni oltre che dagli interessi dogmatici di chi le fa, e spesso erano fatti legati alla cultura e gli eventi di quel tempo (sarà quindi il caso di riesumarli o meglio lasciarli al passato?). [Forse a volte si decide di crede ciò che piace].Comprendo il significato di certi riti, che spesso sono antichi e presenti in molte altre culture (essere posseduti dagli spiriti e dal sacro non è certo una novità, cosi come fenomeni quale la veggenza e la profezia), ma che mi disturba è questo giudicare e criticare sempre gli altri, sentedosi quindi migliori o quanto meno prossimi alla santificazione terrena e per questo avvalersi del potere di sputare sentenze, sempre libro alla mano (credo di più nel amore divino anche se credo che ogni cosa in qualche modo si paga sempre, in questa sola vita). Nella spiritualità si è sempre sul filo di un rasoio, o forse sempre lo siamo... :)

Aggiungo una nota, il movimento carismatico è presente anche nella chiesa cattolica cristiana. È una spinta verso il recupero di quel misticismo proprio della prima chiesa, fatto anche di guarigioni, eventi straordinari e di un contatto più forte con il divino attraverso i doni e la potenza dello spirito santo. È qualcosa di presente anche in altri culti sia bien chiaro e il devoto è solo di tramite e solo il divino 'decide' come agire. Ribadisco che il senso di peccato e colpa non mi piace e credo spesso porti fuori strada invece che direzionare verso il divino.Certo sofferenza, dolore e difficoltà sono da accettare come parte del vivere e dell'essere ma il punto è la redenzione e l'andare avanti. Cristo è morto per resuscitare, è nella resurrezione la gloria.

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