venerdì 30 novembre 2012

"VADEMECUM MISTICO"


Alias, chiariamoci le idee.

Quando iniziamo un certo cammino iniziatico, lo facciamo per molti motivi differenti. Potrebbe essere una moda, ci manca qualcosa nella nostra vita, siamo annoiati, ci sta sul cazzo una tal istituzione-movimento, così che ci mettiamo con la concorrenza, vogliamo migliorare la nostra vita, curiosità sul ambiente, noia, voglia di essere originali e differenziarci, ci sentiamo esclusi dalla società o non compresi e nel tal gruppo crediamo o troviamo solidarietà ed accettazione, etc etc
Possiamo anche essere attratti dal tal guru, maestro, dalla sua eloquenza, dalla sua abilità di marketing

lunedì 26 novembre 2012

LA VERITÀ ASSOLUTA


Vi espongo in parole semplici ed espliciti quale è, secondo la mia esperienza personale, da ciò che sento, vedo, mo ho anche studiato ed avuto riscontro, specie nei vedanta, ma non solo...

Vivere. Vivere con saggezza, esperimentare le cose, sempre con mente aperta, come meno pregiudizi possibile. Sentirsi vivi, parte del tutto quale siamo, eterni.
Non attaccarsi troppo a nulla, già che tutto è provvisorio e mutevole. Basare la nostra felicità sul essenziale, davvero essenziale e gioire di tutto. Acettare il dolore e la sofferenza, che sono inevitabili. Stare attenti alle insidie della mente che sempre crea. Imparare a comprendersi è fondamentale. Conoscere noi stessi davvero

mercoledì 21 novembre 2012

INDIA - ma non del tutto


Putroppo non posso scrivere parlando della mia esperienza in india, non ci sono mai stato, fin ora, e non sò neppure se mai ci andrò, fisicamente, ma ovviamente mi affascina, come non potrebbe affascinarmi...
E mi attrae il misticismo indiano, nella sua complessitá, diveritá, tolleranza, non per tutte le sette e gruppi, ma nel complesso sì.
Non credo che le religioni occidentali manchino di qualcosa, ma credo che é lo spirito con cui ci accerchiamo è differente... non sempre sono l'anelo ad un cammino, è più un comodo sono nato in questo e basta. Magari non c'è quel enteusiasmo e voglia di crescere, comprendere, confrontare... e ci si incontra con persone non sempre aperte e preparate, o che parlano della tal fede per convertire e convincere delle

martedì 20 novembre 2012

ED ORA?


La via della liberazione che utilizza la filosofia ed il giusto pensare, porta a considerare l'ego come stessa 'illusione' della mente, illusione nel senso di qualcosa di non assoluto. La piena coscienza di ciò libera mostrando che la corda non è il serpente e ciò libera. Si vede come il gioco della vita, la società e tutto siano principalmente costruzioni mentali, o comunque si riflettono nella nostra mente come un costrutto mentale e le cause di dolore, sofferenza, limitazione sono proprio lì (almeno quasi del tutto lì; non mi sento di poter sostenere del tutto qualsiasi assolutismo, oltre al fatto di essere infinita coscienza e beatitudine lol). Una volta presa del tutto coscienza di ciò e vivendo la cosa ...  che succede nella nostra vita? Cosa implica? E vivendo come?

lunedì 19 novembre 2012

LASCIANDOMI CULLARE

Lasciandomi cullare nei processi mentali e prendendone coscienza percepisco e sento quella libertà di essere, di divenire nel loro scorrere e creare mondi. Vedo le altre invidualità come 'aggregati', pietre nello stesso fiume il cui flusso universale di coscienza unificare e leviga. Così che le differenze tra 'me' e 'gli altri' mi sembrano sempre più questione della mente e non tanto e del tutto, di coscienza... e sento di comprendere, di sentire, profondamente ogni cosa e di essere, da sempre e per sempre oltre anche questa percezione.
Non c'é nulla di imperfetto in questa perfezione, il cui senso stesso della parola cade...

BEATITUDINE E FELICITÀ


"« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli » (Mt 5,3-12). "

LA REALIZZAZIONE

Oggi ho compreso che realmente la vera totale realizazzione è... (rullo di tamburi di shiva... le trombe del giudizio...) una totale, completa, incondizionata presa di coscienza di tutto, della nostra più vera e profonda natura ed una accettazione di essere.
Lo sforzo, la fatica, sono componenti presenti in ogni processo e parti del processo stesso, qualsiasi cosa facciamo. Vedo ora shiva con il suo occhio distruttivo, come la forza della mente purificata, consacrata e pura che distrugge ogni illusione cosciente di essere, di esprimere in essenza la verità stessa e sacralità come ogni elemento del universo. In questo stato di essere bisogna dimorare, anzi sempre dimoriamo ma non così presenti come dovremmo essere. Siamo i veri Re e le vere Regine, in realtà l'unico vero ed unico Sè.

domenica 18 novembre 2012

IL DISTACCO


La vita mistica indica il distacco dalle cose, dagli oggetti dei desideri, ma non necessariamente dai processi creativi dei desideri, con il piacere, la volontà, e tutto ciò che si connette. L'idea è interiorizzare tutte queste cose, godere della beatitudine in se stessa.
A volte l'idea del mistico è di qualcuno di cui si sbatte di tutto... non è così. Il distacco è dal risultato. Vedo la sofferenza di qualcuno, posso aiutarlo, lo aiuto, non mi importa se l'aiuto sarà ricevuto bene, male, o se rifiutato senza offesa non lo aiuto o trovo un altro modo per farlo... e se tutto sarà usato male, ci sarà ingratitudine, beh si in questo non sono fatti miei.

sabato 17 novembre 2012

ATMAN


Meditando, anche se in sè la cosa non ha senso, sul atman e sul brahman, e quindi sul aspetto impersonale e trascendente di dio, equiparabile al mistero dei misteri, a quella parte sublime, non comprensibile per sua natura, ma solo accettabile e da comprendere, mi ritrovo a vederla come un elemente presente in ogni religione, con termini e sfacettature differenti ci si riferisce sempre a questo (dovrei dire quello per essere più aderende alla visione induista).
È anche la vera essenza di tutto, che trascende il pensiero stesso come facoltà, ma è intuibile (sempre che in fondo non ne stia creando una immagine con le mie parole). È il nuomeno, è come le cose sono davvero, è la realtà nella sua totalità, è ciò che davvero siamo, in toto.

IL PECCATO


Il peccato è un atto, a volte anche un pensiero che in qualche modo ci ad una separazione dal tutto, alla perdita di uno stato di unione, felicità, beatitudine. Esistono poi differenti categorie e gerarchie a seconda della fede e del credo, ma in sostanza il peccato è separazione ed è visto come male.
Il marchio poi del peccato originale è un peso enorme, ma il vero suo significato è nella gioia della salvezza che pulisce da questo peccato e ci aiuta a comprendere che non si può essere slegati dal tutto, che siempre si è parte della vita, ed anche in modo attivo. Il tutto avviene per mezzo del amore, del sacrificio che ha significato di condivisione, ma anche di insegnamento, direzionamento, ricerca, realizzazione. Il peccato è parte del processo della vita, mi piace l'idea di processo per descrivere il divenire delle cose, la vita come fluire (non processo come giudizio, altro tema interessante).
Il senso di colpa, il fatto di essere giudicati e condannati, mi ricollego alle parentesi, è stato anche uno strumento per esercitare potere da parte di alcune organizzazioni e da parte di alcuni anche per speculazioni economiche. Il fatto che sia necessario pagare per espiare il tal peccato. È un concetto credo molto diffuso quello di dover fare qualcosa di grande per redimere una colpa grande e spesso si crede che sia materialmente sia il modo, ma ovviamente non è così, come il senso di tutto ciò è anche cercare di non ricadere nei soliti peccati.
L'idea di peccato in generale e di poi dover soffrire a causa di ciò a volte cade in superstizioni; la mia visione personale è che sia tutto qualcosa di interiore e si da tenere in considerazione perchè la mente in qualche modo crea le sue trame e ha le sue reazioni. Il peccato originale come sostituzione del ego al se mi sembra una interpretazione che calza con il mio modo di vedere le cose, e questa autonomia illusoria ed onnipotente del ego può essere redenta solo da parte del Maestro, una incarnazione del sè per dirlo in qualche modo, che mostra la vera natura delle nostre sofferenze ma non solo apre la strada con il suo insegnamento ad uno nuovo stato di essere, ma solo riconoscendolo come tale e con il servizio (vita, piena) possiamo redimerci. Da nessuna parte si parla di essere parte di una chiesa o del altra, ma di seguire insegnamenti, accettare l'opera salvifica e diffondere questo messaggio, diventando il messaggio stesso.
Servire una chiesa, un ashram, un gruppo può essere un modo, ma credo non bisogna cadere nel errore delle lotte dei gruppi ed altre sciochezze che allontanano da quella che vedo come meta, anche se forse meta come termine di tutto non saprei dire se esista,  o forse non nel modo in cui si può credere.
Ognuno ha la sua parte di ragione e la sua maniera di viverla e per questo si creano gruppo che seguono differenti esigenze ed hanno i loro cicli,(a volte nascono per litigi interni con altri gruppi, differenti visioni di qualcosa, nuove interpretazioni di qualcosa...)  ma il punto è il messaggio, che sostanzialmente credo sia lo stesso, ed è unico: la partecipazione con il tutto, l'essere parte del tutto ed esserne pienamente consapevole e l'amore è qualcosa intrinsicamente conesso con questo concetto (amore come legante universale, di cui la passionalità è una parte ma non tutto).
Il distacco dalle cose viene da sè e non è ignorarle, è solo vedere e sentire tutto da un altra prospettiva, quella del essere nelle sue infinite forme.
Ogni elemento diventa un punto di conessione con il tutto, ma non l'unico, o meglio la sua forma non la unica ed assoluta, ma si la sua essenza.
Credo che le profonde motivazioni per cui facciamo qualcosa abbiamo un peso psicologico molto importante nelle nostre azioni di poi e non sempre queste dinamiche sono del tutto chiare, ci vuole molta introspezione ed attenzione.
Meditare tra le varie cose è straordinario per vedere, sentire, vivere come i processi mentali si formano, si muovo, si agitano nel loro continuo fluire...
e come la volontà di rimanere fermi sia una buona pratica anche per la vita stessa, fermi ma attenti, consapevoli, coscienti.
Ma anche questo è uno stato di essere che potrebbe non essere eterno per una serie di motivi, il punto è comprenderne l'acquisizione.
Il peccato esiste in funzione del perdono e della redenzione; le dinamiche poi della punizione e recedibilità per gusto della punizione entrano in fini giochi sadomasochistici che da un lato sono sempre giochi di ego e sè (il piacere di sentirsi amati, parte del tutto è nel piacere del servire, di essere premiati ma anche di essere puniti per poter essere migliori servi e compiacere il proprio padrone/sè [una interpretazione, anche il dbsm dipende come si vive]).
Per ora è tutto... :D

venerdì 16 novembre 2012

IO SONO DIO vs SONO IL SERVO DI DIO


Questa mattina riflettevo dopo aver meditato e letto alcune cose da un sito super cattolico, che poneva da un lato il cristianesimo come vera religione e tutto il resto come new age (mi ha lasciato perplesso vedere alcuni degli elementi del induismo, come il brahaman posti nella categoria new age ed anche elementi del buddusmo stesso, forse era meglio specificare meglio, induismo e buddismo non sono new age, anche se lo hanno influenzato o grazie alla new age sono giunti a maggior diffusione) sono ritornato al tema sono dio o sono solamente un anima, eterna servitrice di dio-sè?

giovedì 15 novembre 2012

IL SÈ


Qualsiasi cosa faccia o cerchi di fare nella mia vita, sempre mi ritrovo nel tema del Sè e della contemplazione, una comtemplazione che non necessariamente è passiva, una contemplazione che implica un impegno, che può essere sociale a più livelli e modi, può essere avere una famiglia, un lavoro, od anche vivere nella povertà e nella solitudine. Tutti i cammini sono parte del sé e solo nel sé vedo le risposte e le domande nella loro totalità.
Il Sé, che non vedo dissimile dal Tao e da Dio, e qualcosa di cui si può dire tutto e nulla e non si sbaglia quasi mai. È forse un inganno della mente?