sabato 17 novembre 2012

ATMAN


Meditando, anche se in sè la cosa non ha senso, sul atman e sul brahman, e quindi sul aspetto impersonale e trascendente di dio, equiparabile al mistero dei misteri, a quella parte sublime, non comprensibile per sua natura, ma solo accettabile e da comprendere, mi ritrovo a vederla come un elemente presente in ogni religione, con termini e sfacettature differenti ci si riferisce sempre a questo (dovrei dire quello per essere più aderende alla visione induista).
È anche la vera essenza di tutto, che trascende il pensiero stesso come facoltà, ma è intuibile (sempre che in fondo non ne stia creando una immagine con le mie parole). È il nuomeno, è come le cose sono davvero, è la realtà nella sua totalità, è ciò che davvero siamo, in toto.

Tutto diviene come illusorio al suo cospetto (è un ovvia allegoria) nel senso che tutti i fenomeni, gli oggetti considerati singolarmente, coi sensi, con la mente, si riempiono di attributi ma la loro vera essenza rimane la stessa, e anche lo speculare se sia una, due, molte o nessuna, è speculazione.
È il grande silenzio, ma molto di più o forse nulla di meno.
In base a questo si creano metodi e sistemi per vivere questa esperienza e realizzarla, ma solo accettarla ed esserla è la risposta ad una domanda che non esiste. Può apparire come una nera oscurità, ma ne è un riflesso, un riflesso che non esce da se stessa ed appare tale perchè la mente mi crea separato da lei, ma non è così.
Ci ritroviamo allora qui, con i processi mentali e le percezioni, con le reilaborazioni cognitive della nostra mente, che è uno strumento speciale che come esseri umani abbiamo e con cui abbiamo sempre a che fare... ma siamo i nostri processi mentali? La coscienza è una parte dei processi cognitivi? Noi siamo coscienza? Nei veda e vedanta si parla di una coscienza universale. Nella bibbia di uno sspirito divino, santo, ed in riferiment a questo uno più limitato, individuale, anima. Questa è la concezione dualista, nella non duale esiste solo una realtà. L'atman unisce entrambe e le trascende... entrambe sono connesse alla mente e ne sono riaborazioni in qualche modo, l'atman solo è e basta.
Una cosa simile appare anche nel idea che la tal cosa è parola di dio, vera e basta, c'è poco da obbiettare, o se si considerato troppo ci si allontana dal suo vero significato. Credo sia un punto importante questo. Spesso cambiamo le cose dando una nostra visione e non cerchiamo di comprendere un' altra, i veda parlano sempre del altra visione, quella che ci porta trascendere, ad espandare, ad andare oltre noi stessi ed il nostro ego. Non escludo che alcuni aprofittino della cosa per imporre una certa visione per vantaggio personale, altri, mi pongo nel gruppo, vogliono comprendere la cosa più o meno 'da soli', pur illusorio che da soli possa essere la cosa, forse più ognuno a suo modo, e non escludo neppure che una costante critica solo distruttiva di tutto non serva totalmente per una cert realizzazione, anche perchè spesso non è proprio di tutto, è solo di certe cose con il fine di dimostrare che siamo incompresi, o che sono tutti contro di noi, od altre follie della nostra mente ed ego ribelle e dolente. Mi sono come sempre immerso nella complessità di una tematica infinita... e pure per questo i saggi pesano le parole. Scrivere molto aiuta prendere coscienza dei nostri pensieri e comprenderli, anche la loro origine, il loro fine se esiste, e se ci poniamo come testimoni del tutto, quale siamo, possiamo godere questo splendore di manifestazione ma è un modo per vivere l'esperienza, pur essendone sempre parte, ma se è l'essenza, la nostra vera natura a cui tendiamo, anche i rituali stessi o forse anche gli stessi processi mentali sono da trascendere. È possibile? È un atto di accettazione (fede)? Una intuizione? Una rivelazione? Un bug dei processi mentali? Un qualche scappatoia naturale (o divina) dalle limitazioni della nostra esistenza? O un lasciare la sfera delle illusioni? O entrambe?
Ma davvero si lascia qualcosa, o solo l'illusione, la percerzione limitata di possedere qualcosa? Speculare sul atman, come nulla nel senso mistico, per dirlo in qualche modo, davvero è fermento di milioni di riflessioni, che sono riflessioni :)

(Credo sia chiaro perchè si dica che quest verità sia incomunicabile, è da vivere, accettare, sentire, riscoprire, essere, ...)

Edit
Vorrei aggiungere che l'atman ed il brahman sono la vera chiave di volta, l'unificazione del tutto, passi quello che passi, si pensi ciò che si pensi, o non si pensi affatto, ... sono quindi la risposta a quel grande desiderio, pulsione, istinto del uomo di un modello, di un stato di completa indissolubile unità e trascendenza, eternità e completezza, purezza e divinità? O il desiderio che ci spinge a ciò è la conessione con questo stato eterno di essere? Entrambe le cose, e nessuna delle due. Il desiderio , la necessità indica un bisogno che è espressione del vivere e del essere attraverso il manifesto. Ovviamente è una conessione tra eventi, è anche una tensione. Tutto dipende su che piane si muove e verso quale oggetto tende. Per giungere al atman deve accettare, non creare ciò che è increabile e già è. Ma si giunge così alla idea del atman o al atman? Beh se la mente continua ad esistere creerà immagini del atman, per questo per l'islam creare immagini di dio è peccato, ma le immagini in fondo sono anche l'atman e per grazia di dio, disposizione della mente chiara, adorare immagini come fossero dio ha la sua funzionalità nel ambito rituale, vedi induismo o vedi ostia e vino consacrato. Tutto questo ha senso se si accetta e comprende totalmente la cosa, è una modalità, metodo per celebrare qualcosa. La fede è accettazione totale, trascendenza... anche di un certo tipo di logica. Credo che l'errore sia mischiare troppo le cose e qui si complica la faccenda, il volere la prova scientifica, o il forzare la scienza in qualcosa che non è del tutto nel suo campo, e questo togliendo interessi di gruppi o chiese. Sono certo che un esame scientifico dimostra che la statua è statua e l'ostia ed il vino, pane e vino ma la verità simbolica, il mistero, la trascendenza resta. Il vero miracolo è la vita stessa e si esistono a volte eventi che non si posso spiegare del tutto, anche perchè proiettiamo ragioni interiori, necessità, bisogni, simboli... sincronicità.
Il fedele vuole dimostrare di avere ragione, il critico anche, ed ognuno ha ragione a suo modo, il fedele ad avere fede, il critico a dimostrare che con il metodo scientifico afferma qualcosa di non tangibilmente vero.
E dove stà la verità quindi? O parliamo di verità? Parliamo di processi mentali, tutti veri a loro modo e nel loro contesto. Parliamo di come se uno mi dicesse mostrami l'atman potrei solo rispondergli già lo sei, e solo accetandolo e comprendendomi lo potrebbe realizzare, meglio la sua coscienza, o la sua mente, altrimenti no, ma continuerebbe ad esserlo comunque.
Esiste un grande potenziale nella nostra mente e come sappiamo non è tutto razionale e ha un grande peso nella nostra vita. Non credo si possa esaminarlo e comprenderlo con metodo e razionalmente del tutto, ma con questo non certo dico che non bisogni affidarsi alla scienza che è uno strumento stupendo, specie per smascherare truffe ed inganni a volte fatti in mala fede e per fini perversi.

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