lunedì 19 novembre 2012

BEATITUDINE E FELICITÀ


"« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli » (Mt 5,3-12). "


Credo sia una grande malinterpretazione credere che l'invito del vangelo sia cercare la sofferenza, essere masochisti, per potere essere felice; l'invito è essere forti, fiduciosi, non lasciarsi abbattare dalle difficoltà della vita, rafforzarsi nella purezza di cuore, e di intenti attraverso l'azione stessa, ed una accetazione totale della vita, anche nei suoi aspetti funesti e pesanti, come mezzo anche per purificare i nostri intenti e il desiderio, la volontà di giungere al assoluto, a dio, al nostro sè, alla felicità, o come vogliamo chiamare la meta. Il regno di dio, la beatitudine, la beatitudine sono parti, sintomi della realizzazione. Il cercare il regno dei cieli è andare oltre, oltre l'apperenza, la precarietà, il disgusto, per giungere a qualcosa di più, alla nostra profonda essenza, la verità, il noumeno,...

Povero di spirito è colui che è semplice, coerente con il profondo di se stesso; afflitto è colui che vede e vive il distruggeri di qualche illusione; mite è colui che affronta le cose con pazienza, non si affanna per cose effimere; avere fame e set di giustizia è agire secondo un criterio di rettitudine interiore, di saggezza, con occhio aperto davanti alle vicende delle vite, vedendo come in qualche modo chi si attacca solo alla superficialità probabilmente alla superficialità resterà sempre attaccato; la misericordia con gli altri si risolve in quella per noi stessi; la purezza ci libira da aspettative e delisioni; la pace crea armonia ed unione; chi è perseguitato seguendo la sua strada alza la testa e con forza e coraggio segue il suo cammino, avere problemi per le nostre scielte ci aiuta a comprendere ancora di più su noi stessi, il nostro agire, la vita e ci fortifica, aiutando l'ego ad arrendersi davanti alla universalità.

Ogni giorno mi rendo sempre più conto come certe cose sia a volte malinterpretate, che a volte per motivi vari di traumi personali, di lotte tra religioni e chiese nel nome del individualismo e della affermazione culturare di un tal gruppo, si perda di vista la meta e per ignoranza non si veda come sia la stessa in ogni insegnamento. Ci si pone critici per trovare solo i difetti, si attaca solo una parte di una tal argomentazione, il pelo del uovo per stravolgere tutto.
Non esiste religione migliore o chiesa che sia giusta e le altre meno, esiste più o meno coerenza con un insegnamento, ma il vero successo è nella realizzazione e davvero non dipende dalla posizione sociale o dal potere economico della tal persona, ma dal lavoro interiore. La complessità serve per rendersi conto di come sia il tutto, ma a volte ci si perde per poi reincontrarsi sempre in qualche modo, magari con una forma differente. Questa è la grazia di Dio.

PS
Per beatitudine si intende la vicinanza o l'identificazione con il divino, che riempiendo totalmente il nostro essere e sanando ogni nostra ferita porta anche alla felicità, intesa come una realizzazione profonda di noi stessi ed i nostri desideri, possibilmente, direi in modo stabile. La felicità 'ordinaria' è molto relativa e sfuggevole perchè si basa su realizzazioni che hanno come oggetto cose volubili o che non necessariamente continuano a soddisfarci per vari motivi, e questo non soddisfa totalmente il profondo del nostro essere. 
Secondo la mia visione delle cose qualsiasi cammino seguiamo, la semplicità ma ancor più il non temere il dolore e la sofferenza sono indispensabili. L'atto di fede è una accettazione della vita in toto. Spesso vedo la vita come un percorso di esperienze di cui abbiamo la grande fortuna come individualità di fare parte e di essere una parte che interagisce, attiva nel bene e nel male di tutto ciò che comporta. Vedo costantemente come le cose siano collegate, come si ripropongano a tanti situazioni simili, come si caschi negli stessi errori con qualche variazione al tema, e come imparare da noi stessi e dagli altri sia in fondo la stessa cosa, ma serve solo se davvero sappiamo vedere e sentire. Il regno di dio è ora e qui.

Edit
http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Easterlin

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