martedì 31 gennaio 2012

UN SIGNIFICATO SPICCIOLO ALLA INCARNAZIONE E REINCARNAZIONE

Senza cadere troppo nel metafisico, vorrei esporre una teoria semplice semplice sul tema. Considerando che la nostra natura é beatitudine e unione con il tutto, qualcosa fá si che da questo stato si stacchi un pezzetto... hahaha, qualcosa fá si che da questa beatitudine ci si muova. La nostra coscienza da beata in se stessa si sposta su qualcosa d'altro. Puó essere un desiderio, una necessitá profonda, un cambio di altre forme attorno a noi, elevato e nobile, o magari piú viscirale, animale. E cosí da questa luce un raggietto inizia a creare forma, ed a interagire con le altre forme, in altro livello, alto e basso é molto relativo in realtá. É una chiamata a fare qualcosa.
Ora puó essere che sia una azione lunghissima, complessa, a volte destinata (permettetemi il termine in senso lato) a successo od insuccesso, peró... poco importa alla vera natura del essenza. In realtá neppure agisce, solo manifesta parte della sua natura, ma resta sempre uguale. Per fare ció, e per farlo meglio, puó darsi che per qualche motivo dato il suo infinito potere, creda di essere quello che fá, o perdere la sua connessione con il tutto. In realtá é come se si chiudesse in un nodo. É solo una sensazione che come esseri umani abbiamo, ma la nostra vera natura profonda é questa interioritá (dalla mia prospettiva o da come ho deciso di vederla).Se la coscienza ri-prende coscienza di se stessa e cosí trascende il tutto, si ritorna in quello stato.
Il punto é che se raffiniamo bene le nostre percezioni, ed apprendiamo ad andarci oltre, ci accorgiamo che quella coscienza in se stessa, senza attributi, davvero sempre é santa e pura. É il tao stesso, di cui non si puó dire nulla perché ogni parola e pensiero porta la coscienza a seguire queste incarnazioni, e allontanarci dalla matrice. É una scelta se seguire questa via o non seguirla. Le cose avranno sempre e comunque il loro corso.


Alcune idee, come figlie, potranno continuare a vivere, crescere e sparire, quando la nostra vita individuale cambierá di forma, ma la nostra natura eterna continua ad essere, o se preferite la realtá noumenica continua ad esistere. Il fatto che ci si perda come coscienza nella forma é parte di questo gioco di creazione. Sembra che ci si danni per ritornare alla santitá. Ci si separi per ricongiungersi. Si soffra per fare delle cose. Accettiamo che se esistiamo in questo corpo con certe esperienze, in qualche modo l'abbiamo voluto. É una parte delle nostre proprietá umane la capacitá volitiva. É un gioco della mente, cosí come la divisione, é parte delle capacitá di discernere della mente, il mangiare del albero della conoscenza del bene e del male, la seduzione della materia. Non é dannazione, é libero arbitrio, con tutto quello che comporta. Ma seguendo la via, dio, trascendendo noi stessi possiamo ritornare nel eden, e con maggior doni di prima, doni che in un certo senso lasciamo davanti alla porta del paradiso, dato che solo l'amore é il vero dono eterno che unisce ogni cosa.
Incarnarsi diventa quindi essere un veicolo di qualcosa, in una particolare forma, con particolari attributi (abbiamo corpo, mente, un famiglia, certe esperienze) , tutto ció é ció che ha contribuito noi stessi ad essere quello che mostriamo di essere. A noi la scelta di cosa fare. É diritto e dovere.
La coscienza ci permetti di vivere molte vite in un solo ciclo, infiniti sono i pensieri e la coscienza puó assumere la forma di altre vite, e comprenderle almeno in parte. Abbiamo forse infinite capacitá e possibilitá dentro di noi stessi. A noi vedere cosa ci serve e di cosa e quanto accontentarci.
Ci serve quindi una meta e dei metodi, e delle scelte. Magari il bello della vita é proprio questo. Se viviamo di illusioni, creiamole utili e sagge.

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