venerdì 10 maggio 2013

RAZZISMO


Vedendo e leggendo in america latina di tanti scontri tra gruppi di quartiere per differenti motivi, non sempre per la lotta al potere legata al traffico di droga, mi sono accorto che esiste una certa forma di razzismo intrinseco anche in questi eventi. Un razzismo che è rafforzare il gruppo, ritenuto migliore, ritenuto ciò per cui vale la pena lottare, ritenuto la vera radice di ciò che si è, e i rivali i nemici, da odiare, disprezzare, perseguitare... lo si fa per il gruppo, per la sopravvivenza, la vita è dura...
Se poi armi e violenza già sono a portata di mano, le cose si trasformano in bagni si sangue costanti. Non
importa quindi chi si uccide... è del altro gruppo; ci sono delle regole, zone territoriali da rispettare... "che ci fa qui il tal tipo?"... e bang... si fanno solo rispettare le regole.
Le regole della strada, che sono quelle vere, mica quelle del governo che pensano solo a loro stessi, nelle loro case enormi, in un mondo così lontano...
Poi certo si accumulano precendenti, l'odio cresce... Hanno ucciso mio cugino, 5 miei amici, tra cui uno che non si metteva con nessuno, non litigava mai... aveva anche trovato lavoro... O il tal tipo ucciso per sbaglio...
E così gli animi continuano a scaldarsi e l'odio a crescere, creando terreno per vendetta... e ci si sente eroi, guerrieri per obbligo di esserlo.
E non è  certo facile uscire da questo circuito... i giochi di sangue e potere sono forti, fanno leva su meccanismi profondi della nostra natura senza contare poi i gesti ancora più illogici e sciocchi, gli atti non del tutto voluti che scatenano oceani di altre contro reazioni.
Forse tutto ciò lo si fa anche per sentirsi vivi, per dare un scopo alla vita, dare un senso al tutto, essere parte di qualcosa, identificarsi in un gruppo...
Senza accorgersi di come si stanno chiudendo gli occhi e di quanta altra sofferenza si sta procurando, ma il gusto del sangue è una droga.

2 commenti:

  1. :-(

    Mi mettono tristezza ste notizie. Per un periodo sono stato razzista, poi mi son reso conto di che circolo vizioso mentale mi stava dando così tante giustificazioni: dal "sono migliore" al "non vengo considerato perché gli altri sono migliori". E notavo anche come il razzismo mi portava a discriminare persone che magari erano di animo buono o ci tenevano a me.
    Fortunatamente non arriviamo ad ucciderci qua, ma il dolore causato dal desiderio di discriminare è sempre grande, ingiusto, immotivato.

    Luca

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  2. Se guardiamo poi l'origine della cosa vedremo la paura, il non accettare ciò che non si vuole comprendere, e tante limitazioni che non ci permettono di essere sereni.

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