martedì 18 dicembre 2012

UN PEZZETTO DI SADHANA INTERIORE


Leggendo e studiando "I am that" sento continuamente dei dialoghi interiori come il seguente, che credo si possa considerare una sadhana interiore che continua con il maestro interiore e mostra come dentro di noi stessi possiamo chiarirci i dubbi, tanto quanto fuori, dato che in realtà non c'è differenza.


Sento qualcosa che mi dice
"...e ora, cosa devo pensare?"
"Come prima, continua a pensare, non interferire, porta l'attenzione all' essenza, continua l'indagine"


"Come faccio però a stabilire la realizzazione? a volte sento di essere il tutto,a volte solo intellettualmente, altre volte con la mente e con tutto me stesso sento di esser me stesso..."
"Non è uno stato da stabilire, già sei il tutto e realizzato; solo l'identificazione con la mente crea il gioco, ricordale cos'è."


"A volte sento come se tutto agisse e continuasse da solo, altre volte sento come stanchezza del esistenza, meglio del gioco non del esistere in se stesso, ho compreso che è un senza senso essere stanco di essere, il vero essere è oltre ogni cosa e permea ed è in ogni cosa. Ma mi riesci difficile identificarmi con lui, continuo a sentirmi mente e se le pongo la direttiva tramite la comprensione ci arriva, ma poi sfugge, forse; sono confuso."
"Non c'è da identificarsi, già lo sei, è da distaccarsi dal gioco della mente, dalla falsa identificazione e per questo si usa il gioco della mente per uscire dal labirinto che lei stessa ha creato."

"Ma poi ne costruirà un altro?"
"É nella sua natura ma già il dilemma sarà risolto comprendendolo, continua l'indagine, è la ricetta."

"Ho anche compreso che la maniera con cui si pongono le cose è fondamentale. Dire ad una mente qualcosa in un certo modo ed in un'altra situazione in altro modo il risultato cambia."
"Non nel profondo i semi sono sempre gettati e sempre qualcosa crescerà a dovuto tempo."

"Non è che a volte ci facciamo troppi problemi inutili, che ci allontaniamo dalla radice vera del problema e ci perdiamo in castelli enigmatici con mille prove che potremmo evitare?"
"É il gioco della mente, con disciplina e con lavoro serio, con un vero buon sadhana si può risolvere."

"Ho notato che alcune argomentazione a volte nascono con la vera volontà di comprendere e crescere, ma altre volte solo di criticare, di essere irritanti e distruttive quasi per capriccio. Sono come cavalli sciolti che hanno completamente dimenticato la loro natura e perchè sono furiosi e sciolti. Credo siano da comprendere e da legare, o meglio che comprendano di essere sempre stati liberi e legati allo stesso tempo."
"Ancora gioco della mente."

"Credo anche che arrivi il momento di mettersi nel silenzio, specie quando la mente esagera. Sò che la risposta sarà di smettere di identificarmi con la mente e continuare l'indagine finchè non ci sarà nulla da indagare e lo farò."

Silenzio :)

PS
Sento il silenziare la mente come il lasciare che faccia il suo lavoro ma sentendola quasi con distacco; è un sentirsi altrove perchè lontano, ma anche presente perchè si vedono i suoi movimenti. È davvero un osservare, ma anche essere osservati hahaahha! C'è forse ancora qualcosa oltre... credo che quando tutto sarà stabile anche questo sarà superato.
Sono fondamentali le cose che sentiamo di volere davvero dentro noi stessi. In qualche modo è come se dessero forma al modificarsi degli eventi poi. Per questo sincerità con noi stessi e coerenza sono essenziali. Il risultato di una azione dipende davvero dal essere uniti nella meta e credo che anche questo c'entri con la realizzazione, per darle un nome. É un paradosso lo sforzarsi di essere ciò che siamo, ma credo sia parte del gioco, e cessa quando già lo sforzo non è necessario. Credo che sia un togliersi di mezzo di pensieri innecessari che complicano la semplicità, sempre per dirlo in qualche modo hahahaha!

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